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Chirurgia Plastica

Seno tuberoso: perché una semplice protesi non basta? Analisi di un caso reale

Pierluigi Gigliofiorito

Tempo di lettura: ~6 minuti

Molte donne con seno tuberoso non sanno di avere una vera alterazione dello sviluppo mammario. Pensano semplicemente di avere un seno piccolo, distante, asimmetrico o dalla forma poco armoniosa.

È quello che accadeva alla paziente di questo caso clinico: 25 anni, consapevole di non sentirsi a proprio agio con il proprio seno, ma senza sapere che dietro quella forma esistesse una condizione anatomica precisa.

Il suo disagio non era soltanto estetico: le creava imbarazzo al mare e nella vita intima.

In questo articolo voglio mostrare perché, nel seno tuberoso, aumentare semplicemente il volume con una protesi può non essere sufficiente e perché la correzione deve partire dall’analisi della forma.

Caso clinico reale: le fotografie pre e postoperatorie sono pubblicate a scopo informativo. Il risultato mostrato è individuale e non può essere considerato rappresentativo di quello ottenibile in ogni paziente.


A cura del Dr. Pierluigi Gigliofiorito – Chirurgo Plastico a Milano e Caserta

Il Dr. Pierluigi Gigliofiorito è specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica. Si occupa di chirurgia mammaria, mastoplastica additiva, mastopessi e tecniche combinate con lipofilling. Svolge attività clinica a Milano, Caserta e Roma.


Cos’è il seno tuberoso e perché può passare inosservato?

Il seno tuberoso, o mammella tuberosa, è un’alterazione congenita dello sviluppo della mammella che diventa evidente durante la pubertà.

Seno tuberoso: erniazione della ghiandola nell’areola
La protrusione del tessuto mammario attraverso l’areola può contribuire al tipico aspetto del seno tuberoso.

Non esiste però un’unica forma di seno tuberoso. Possono essere presenti, in combinazioni e gradi differenti:

  • base mammaria ristretta;
  • scarso sviluppo dei quadranti inferiori, soprattutto nella porzione mediale;
  • solco sottomammario alto o poco definito;
  • ipoplasia mammaria;
  • areola dilatata;
  • protrusione della ghiandola attraverso l’areola;
  • asimmetria tra le due mammelle.

Le classificazioni utilizzate in letteratura distinguono infatti forme differenti a seconda dei quadranti interessati e della gravità della costrizione. 

Questo spiega perché alcune donne riconoscano immediatamente una forma mammaria particolare, mentre altre pensino semplicemente:

“Ho un brutto seno.”

Ed è proprio ciò che era accaduto alla paziente che presento. Vi lascio il riferimento al mio algoritmo decisionale in fase di programmazione di mastoplastica additiva.


Il caso clinico: non era semplicemente un seno piccolo

Seno tuberoso con asimmetria, polo inferiore costretto e alterazione del solco mammario
Caso clinico di seno tuberoso: nella vista frontale si evidenziano asimmetria, costrizione del polo inferiore e alterazione del solco mammario.

La paziente aveva 25 anni e arrivò alla visita perché non era soddisfatta della forma del proprio seno.

Non conosceva il seno tuberoso e non sapeva di presentare una malformazione mammaria. Il problema aveva però un impatto concreto sulla sua quotidianità: provava imbarazzo nell’esporre il seno al mare e nella propria vita intima.

Durante la visita il punto fondamentale è stato quindi farle comprendere che non stavamo semplicemente valutando quanto aumentare il volume.

Dovevamo correggere una forma.

Nel suo caso erano particolarmente importanti la conformazione della base mammaria, il deficit dei quadranti inferiori e mediali, la scarsa definizione del solco sottomammario e la morfologia areolare.

Il primo punto del mio ragionamento

Se avessi trattato questo seno come una semplice ipoplasia mammaria, inserendo soltanto una protesi, avrei aumentato il volume senza affrontare tutte le componenti della deformità di partenza.

Ed è questa una delle differenze fondamentali tra una normale mastoplastica additiva e la correzione di un seno tuberoso.


Perché una semplice protesi non basta sempre nel seno tuberoso?

Una protesi mammaria aggiunge volume, ma il seno tuberoso può presentare contemporaneamente una costrizione della base, un’anomala distribuzione della ghiandola, alterazioni dell’areola e del solco sottomammario.

Per questo la domanda che mi pongo durante la progettazione non è soltanto:

“Quale protesi utilizzare?”

ma:

“Quali componenti anatomiche devo correggere per costruire una forma mammaria più armonica?”

Non esiste infatti una tecnica chirurgica universalmente indicata per tutte le mammelle tuberose. In un recente articolo scientifico hanno sottolineato la necessità di scegliere strategie differenti sulla base delle caratteristiche anatomiche e delle preferenze della singola paziente. 


Come ho progettato l’intervento

In questo caso ho scelto un approccio combinato.

L’obiettivo non era semplicemente ottenere un seno più grande, ma intervenire su areola, ghiandola, base mammaria, solco, volume e décolleté.

1. Mastopessi periareolare e riduzione dell’areola

Ho utilizzato un accesso periareolare che mi ha consentito di ridurre il diametro dell’areola e contemporaneamente lavorare sulla forma della mammella.

La cicatrice viene quindi posizionata lungo il margine dell’areola.

L’approccio periareolare e la mastopessi circumareolare sono tecniche descritte nella correzione di diverse forme di mammella tuberosa, ma la loro indicazione dipende dalle caratteristiche del singolo caso. 

2. Rimodellamento della ghiandola

Il passaggio successivo è stato lavorare sulla ghiandola mammaria, perché il problema non era soltanto la quantità di tessuto presente, ma il modo in cui questo si era sviluppato e distribuito.

Lo scopo era consentire una redistribuzione più armonica dei tessuti e correggere la costrizione responsabile della forma.

Le tecniche di rimodellamento o scoring ghiandolare sono ampiamente descritte nella chirurgia della mammella tuberosa. 

3. Ricostruzione del solco mammario

Un altro elemento importante era il solco sottomammario, poco rappresentato nella conformazione iniziale.

Ho quindi ricostruito il solco nella posizione programmata per creare una nuova base e contribuire alla definizione del polo inferiore.

È un passaggio importante perché nel seno tuberoso il problema può coinvolgere proprio la base mammaria e la posizione del solco. 


Perché ho scelto una protesi rotonda a base larga

Per questo caso ho utilizzato una protesi Mentor TMPX rotonda da 350 cc, posizionata con tecnica dual plane.

Ma il dato interessante non sono i 350 cc.

La scelta della protesi è stata fatta in funzione dell’anatomia che volevo correggere.

Avevo bisogno di una base sufficientemente larga che contribuisse ad ampliare l’impronta mammaria e, insieme al rimodellamento dei tessuti, a ottenere maggiore pienezza nella componente mediale.

Uno degli obiettivi concordati era infatti ridurre visivamente la distanza tra le mammelle e ottenere un décolleté più pieno, rispettando naturalmente i limiti anatomici della paziente.

Per questo non ritengo corretto scegliere una protesi semplicemente sulla base della taglia desiderata.

Nel seno tuberoso forma, base e caratteristiche della protesi possono essere importanti quanto il volume.


Perché ho utilizzato il dual plane

La protesi è stata posizionata in dual plane, quindi con una componente di copertura muscolare associata al rimodellamento dei rapporti tra muscolo, ghiandola e impianto.

Anche la dual plane è una delle strategie utilizzate nella correzione chirurgica della mammella tuberosa; diverse serie cliniche descrivono l’associazione tra rimodellamento ghiandolare, accesso periareolare e posizionamento dual plane. 

La scelta del piano, tuttavia, non deve essere automatica: dipende dall’anatomia, dai tessuti disponibili e dal progetto chirurgico.


Perché ho aggiunto il lipofilling alla protesi

A fine intervento ho aggiunto un ulteriore passaggio: lipofilling con grasso autologo prelevato dall’addome.

Perché utilizzare contemporaneamente protesi e grasso?

La protesi permette di creare volume e struttura, mentre il grasso può essere utilizzato in maniera selettiva per rifinire determinate zone e migliorare la continuità del contorno mammario.

Nel caso specifico l’ho utilizzato per perfezionare ulteriormente forma e rotondità del seno.

Il lipofilling è oggi una delle tecniche descritte per la correzione del seno tuberoso, sia come trattamento selezionato sia in associazione ad altre procedure, come descritto da numerose pubblicazioni scientifiche presenti in letteratura. Io personalmente eseguo da anni l’intervento di mastoplastica ibrida che ho approfondito in questo articolo che vi invito a leggere.


Il risultato a un anno: cosa è cambiato?

Risultato a un anno dopo correzione chirurgica del seno tuberoso con protesi e lipofilling
Risultato clinico a un anno dalla correzione del seno tuberoso con rimodellamento mammario, protesi e lipofilling.

Questa fotografia è stata realizzata a un anno dall’intervento, quindi permette di valutare il risultato dopo la fase iniziale di assestamento.

Confrontando il prima e il dopo, gli obiettivi non vanno valutati soltanto in termini di aumento della taglia.

Nel postoperatorio si osservano:

  • una base mammaria più ampia;
  • maggiore riempimento dei quadranti inferiori;
  • maggiore pienezza del polo mediale;
  • un décolleté più rappresentato;
  • una nuova definizione del solco sottomammario;
  • modifica della forma e del diametro areolare;
  • una forma mammaria complessivamente più rotonda e proporzionata.

Il decorso postoperatorio della paziente è stato regolare, senza complicanze.

Questo non significa naturalmente che il medesimo decorso o risultato possa essere previsto per ogni paziente.

Vista laterale a un anno dalla correzione del seno tuberoso e ricostruzione del solco mammario
Vista laterale a un anno: il profilo permette di valutare il polo inferiore e la nuova definizione del solco sottomammario.

Cosa insegna questo caso?

Secondo me il punto più importante è proprio questo:

Nel seno tuberoso non bisogna semplicemente aggiungere ciò che manca in volume. Bisogna capire perché il seno ha quella forma e quali strutture devono essere modificate.

Una paziente può avere soprattutto un deficit del quadrante infero-mediale; un’altra una costrizione più estesa; un’altra ancora una marcata protrusione areolare o una forte asimmetria.

Per questo due donne entrambe diagnosticate con seno tuberoso possono richiedere interventi differenti.

La letteratura conferma questa eterogeneità e, nonostante le numerose tecniche descritte, non identifica ancora un unico approccio ottimale valido per tutte le pazienti. 


Seno tuberoso o semplicemente seno piccolo: come capirlo?

Schema delle differenze anatomiche tra seno normale e seno tuberoso
Schema semplificato delle differenze morfologiche tra una mammella normalmente sviluppata e una mammella tuberosa.

Questa è probabilmente una delle domande più importanti.

Un seno piccolo può avere una forma e una base normalmente sviluppate, pur presentando poco volume.

Nel seno tuberoso, invece, possono essere presenti alcuni segni caratteristici:

  • base mammaria stretta;
  • scarso sviluppo della parte inferiore della mammella;
  • seno apparentemente “vuoto” verso il centro;
  • solco mammario alto o poco definito;
  • areole larghe o prominenti;
  • forma allungata o costretta;
  • asimmetria.

Non è necessario che siano presenti contemporaneamente tutti questi elementi. Proprio le forme meno evidenti possono essere più difficili da riconoscere. 

La diagnosi corretta è importante perché può modificare completamente la progettazione della mastoplastica.


FAQ: le domande che mi fanno le pazienti

Ho il seno piccolo e molto distante: significa che è tuberoso?

Non necessariamente. La distanza tra le mammelle dipende anche dalla conformazione del torace e dalla base mammaria. Se però è associata a costrizione della base, deficit dei quadranti inferiori, alterazione del solco o areole particolarmente prominenti, può essere utile una valutazione specialistica.

Una protesi da sola può correggere un seno tuberoso?

In alcuni casi selezionati può essere sufficiente, in altri no. Se sono presenti costrizione ghiandolare, alterazione del solco o deformità areolare, può essere necessario intervenire anche su queste componenti. La scelta dipende dalla gravità e dalle caratteristiche anatomiche.

Ho le areole grandi: significa che ho un seno tuberoso?

No. Un’areola ampia, da sola, non permette di fare diagnosi. Nel seno tuberoso può essere presente dilatazione o protrusione areolare, ma deve essere valutata insieme alle altre caratteristiche della mammella.

Se il seno manca soprattutto nella parte inferiore e interna può essere tuberoso?

Sì, il deficit del quadrante infero-mediale è una delle configurazioni descritte nelle classificazioni della mammella tuberosa. 

Perché nel seno tuberoso bisogna talvolta modificare il solco mammario?

Perché il solco può trovarsi in posizione anomala e contribuire alla costrizione della base e allo scarso sviluppo del polo inferiore. La sua gestione viene quindi programmata in funzione della deformità presente.

Perché associare protesi e lipofilling?

Perché svolgono funzioni differenti. La protesi fornisce principalmente volume e struttura; il lipofilling permette di intervenire selettivamente su alcune aree e rifinire il contorno. Non tutte le pazienti hanno però necessità di entrambe le procedure.

Il seno tuberoso può essere diverso tra destra e sinistra?

Sì. La deformità può essere bilaterale ma presentarsi con caratteristiche e gravità differenti nelle due mammelle; può inoltre essere unilaterale. 

Pensavo semplicemente di avere un brutto seno: potrei avere un seno tuberoso?

È possibile, soprattutto nelle forme meno evidenti, ma non si può stabilire attraverso una singola caratteristica o un’autodiagnosi. Una visita permette di valutare base mammaria, quadranti, solco, areole, simmetria e proporzioni.

La mia valutazione da chirurgo plastico

Questo caso rappresenta bene il motivo per cui considero la diagnosi il primo passaggio della mastoplastica.

La paziente era arrivata pensando di avere semplicemente un seno che non le piaceva. Identificare la malformazione ha invece permesso di progettare un intervento che non cercasse soltanto di aumentare il volume.

Abbiamo lavorato contemporaneamente sulla forma della ghiandola, sull’areola, sul solco, sulla base mammaria e sul volume, utilizzando protesi e lipofilling con funzioni differenti.

È questo, più dei 350 cc utilizzati, il dato realmente importante del caso.


Pensi di avere un seno tuberoso?

Se riconosci alcune di queste caratteristiche nel tuo seno, la visita serve innanzitutto a capire se si tratta realmente di una mammella tuberosa, quali componenti sono presenti e quale strategia potrebbe essere appropriata al tuo caso.

Ricevo per chirurgia mammaria a Milano e Caserta.

Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono la visita specialistica. Il caso clinico descritto è individuale e non garantisce risultati analoghi in altre pazienti. Indicazioni, tecnica, decorso e risultato possono variare in funzione dell’anatomia e delle caratteristiche individuali.

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